Arte & Cultura “Tra le case e le chiese di Cassiglio”

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La partenza

Dal parcheggio del Campo sportivo comunale (m 605), in fregio alla riva sinistra del Torrente Stabina, si va verso levante lungo Via Campo sportivo raggiungendo in breve la S.P. 6, all’altezza dell’edicoletta di S. Antonio.

Le “fabbriche” dei chiodi

Con la costruzione della nuova carrabile, intorno al 1834, per circa un secolo Cassiglio divenne uno degli avamposti della moderna viabilità brembana. Questo ne fece una vivace piazza di scambio e il punto di raccolta del legname che giungeva per fluitazione dall’alta Valle Stabina e che da qui proseguiva il suo viaggio verso Sud svincolato dagli umori del fiume, su carri a 2 e 4 ruote. Una parte dei tronchi veniva lavorata in posto grazie alla presenza di una segheria, che alla stregua delle fucine un tempo numerose era mossa dalla forza idraulica. Collocato in un’area di lunga tradizione mineraria, Cassiglio fu infatti per secoli un paese dedito alla metallurgia e in particolare alla fabbricazione dei chiodi, richiesti da mercati anche lontani soprattutto per la ferratura dei cavalli. Insieme ai vicini borghi di Ornica e Valtorta si specializzò in questa peculiare manifattura sfruttando l’abbondante presenza di acque e di boschi da carbone. Nel 1819 il Maironi da Ponte riferisce di «tre grandi fucine» e «dodici chioderie», confermando in sostanza le «dieci e più fucine di chiodi», ciascuna con «cinque o sei» incudini, citate circa mezzo secolo prima dall’abate Mazzoleni. Il 29 giugno 1890 una catastrofica piena distrusse molti di questi edifici dando il colpo di grazia a un’industria ormai da tempo in crisi. A sua memoria rimangono qua e là alcune vestigia dei canali di derivazione e il toponimo Fucine laddove oggi sorge l’ostello.

Dal Santuario alla Cà

Si continua lungo la provinciale (qui Via Roma) toccando il cimitero e poi il seicentesco Santuario della Madonna Immacolata, fuori dall’abitato, che si raggiunge con una breve scaletta lasciando a destra la carrabile. L’attuale intitolazione si lega alla devozione mariana per lo scampato contagio dalla pestilenza del 1759, cui dagli anni Sessanta del Novecento si unisce la dedicazione ai tanti emigranti che dovettero cercare altrove quel lavoro che Cassiglio e la valle non sapevano più offrire. Fiancheggiando la vallecola si sale verso monte lungo un sentiero che tocca una baita e in breve raggiunge la località Zucco, ove si incrocia un bel tracciato in falsopiano (m 625 circa). Seguitolo verso sinistra si supera un impluvio e si esce tra i prati della Baita Cornoa, ove si dirama: tenendo la più evidente mulattiera di sinistra si cala verso l’abitato di Cassiglio, sottopassando la massiccia struttura della Cà. Posto al margine dell’abitato, lungo l’antica strada per Santa Brigida, quest’edificio ebbe forse funzioni difensive o amministrative, palesate dalla notevole mole e dalla strategica collocazione

Le “danze macabre”

L’itinerario continua in discesa, ora su asfalto, toccando il municipio e poi raggiungendo di nuovo la S.P. 6, ove fa bella mostra di sé la Chiesa parrocchiale. Le attuale fattezze si devono agli interventi d’ampliamento operati a metà Ottocento, che seguirono quelli succedutisi lungo i secoli sul primigenio edificio consacrato nel 1468. All’esterno, sul lato che un tempo s’affacciava sull’attiguo cimitero, spicca una “Danza macabra” del XV-XVI secolo ove i diversi figuranti, dal papa al popolano, sono accompagnati da uno scheletro che li ammonisce sul destino ultimo della loro vita. Dopo pochi metri si lascia nuovamente la provinciale per un vicolo gradinato che salendo a destra si apre su una bella piazzetta donde, stando alti verso sinistra, si guadagna una scaletta che scende allo slargo posto presso Palazzo Milesi, un nobile edificio seicentesco riccamente decorato. Tra gli affreschi tardosettecenteschi del lato orientale una “Danza macabra” raffigurante la morte all’atto di colpire un baldanzoso cavaliere dedito al corteggio e al divertimento. Gli affreschi, unitamente al portale e ai balconcini in pietra violacea, ai dipinti sacri e al grande cornicione a guscio ornato da falsi cassettoni, fanno di questa dimora un elemento di assoluto rilievo nel panorama edilizio comunale e vallare.

Pornera e il ponte in ferro

Si continua all’interno dell’abitato salendo alcuni gradini che portano sul retro di Palazzo Milesi, donde una mulattiera continua in piano verso ponente, tra edifici e muri, sino a raggiungere le case della contrada Pornera, introdotta da una piazzetta con lavatoio. Con un passaggio porticato si raggiunge una seconda minuscola piazza, da dove si cala a sinistra sulla strada provinciale attraverso un nuovo portico. Tornando verso il centro del paese si giunge in breve all’altezza del ponte in ferro costruito nel 1892 in sostituzione di quello in pietra distrutto dall’alluvione di due anni prima, grazie al quale ci si porta sull’altra riva del torrente, in località Fucine. Lasciato sulla sinistra l’Ostello, si va lungo l’asfalto di Via del Ponte per poi imboccare una pista erbosa che sale verso lo sbarramento del Lago artificiale di Cassiglio, posto poco sopra. Con piacevolissimo percorso ci si inoltra brevemente nell’omonima valle, sino al ponticello (m 609) con cui si guadagna il lato destro della valle e la carrabile che la serve. Lungo quest’ultima si scende nuovamente verso il paese e dopo avere nuovamente scavalcato le acque dello Stabina, con un’ultima piega a destra si raggiunge il parcheggio di Via Campo sportivo.

Fonte: Stefano D’Adda, Marco Dusatti, 2015 – Borghi, Chiese ed edifici storici, guide di Altobrembo – Volume I

Scarica il volume con l’itinerario: Guide Altobrembo volume 1

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