Percorsi naturalistici “Da Piazzatorre all’Arco, nella Valle di Pegherolo”

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La partenza

Dalla Chiesa parrocchiale di S. Giacomo Maggiore, in contrada Piazzola (m 831; parcheggio), situata in posizione dominante e un tempo centrale rispetto alle contrade sparse di Piazzatorre, si sale al cimitero e poi, su sentiero (cabina elettrica), a Cà Piatti, affacciata sulla strada per Malicco (Malec), nostra prossima meta.

La Valle di Pegherolo

In piano si piega verso Nord (segnavia bianco-verdi) e si entra subito nel bosco, ove il faggio e il peccio sono localmente accompagnati dal pino silvestre. Il largo sentiero costituisce il confine tra le particelle forestali che formano la parte più occidentale (a sera) della vastissima proprietà comunale sottesa dal Piano di assestamento forestale, i cui limiti sono in sostanza ancora quelli scaturiti da un atto tra il Comune e la Società Originaria nel 1822. Quest’ultima, nata nel 1664 per tutelare i beni delle antiche famiglie originarie di Piazzatorre e nei fatti divenuta l’organismo amministrativo del Comune, fu spogliata dei suoi beni, a favore del Comune, da un decreto napoleonico del 1806. In parte risarcita dall’atto transattivo del 1822, grazie alla nuova politica austriaca, a lei più favorevole, la Società degli Antichi Originari mantiene tutt’oggi il possesso di ampie aree, nella parte settentrionale e meridionale del territorio piazzatorrese. Con un lungo traverso in falsopiano si supera un caratteristico sperone conglomeratico e si giunge a un bivio, in corrispondenza di una baita che un tempo era al margine dei sottostanti prati dei Ronchi. Tenendo il ramo di destra si raggiunge la chiarìa incolta di Malicco (m 932), con le sue baite dirute, donde si continua verso Nord-Est in piano, sino a un nuovo bivio. Lasciato il largo sentiero che cala verso la Valle di Pegherolo, si prosegue verso destra (bolli gialli) su quello che in graduale ascesa taglia le pendici settentrionali della Costa del Taino, tra boschi di faggio e peccio. Scorgendo quando possibile le dirimpettaie rocce della Corna Rossa e le più defilate radure di Pegherolo e Sambiör (o Sambiür), si tocca un’ampia aia carbonile, testimone di prelievi forestali per secoli intensissimi, per poi sotto passare una prominenza rocciosa e giungere al piede di una bastionata celante i resti di un riparo sottoroccia, in località Grotta di berere. Al bivio che si presenta poco dopo, sotto l’ultima prominenza rocciosa, si prende in falsopiano a sinistra, si supera una conca ingombra di massi e infine si raggiunge il bordo della Valle di Pegherolo, ove il panorama si apre. Con un traverso in piano, a vista, ci si porta sull’altro lato della valle (attenzione), donde su sentiero nuovamente evidente si pianeggia verso Ovest giungendo in breve all’avvio del sentiero per l’Arco di Pegherolo (m 1.250 circa).

Il grande arco naturale

Andando ora verso Nord Est si sottopassa una bastionata rocciosa e con un bel traverso ascendente si supera una vallecola (Canal del riol) e si raggiunge l’ennesima aia carbonile (Aiàl de l’arc). Con salita più decisa, tra faggi e pecci diradati dagli attacchi del Bostrico, si rimonta il ripido pendio lasciando sulla sinistra una parete rocciosa modellata dall’erosione e infine raggiungendo la radura sopra cui si erge maestoso l’Arco di Pegherolo. L’imponente struttura geologica, il cui piede si raggiunge salendo verso il “pilastro” di sinistra e poi piegando a destra (m 1.680 circa), si deve a fenomeni di corrosione della roccia calcarea, che nel tempo hanno generato una grande cavità poi demolita e messa a giorno da successive fasi erosive. Il gruppo montuoso Cavallo-Pegherolo-Secco costituisce infatti un “klippe”, ovvero una sorta di “scoglio” calcareo che l’orogenesi alpina ha abbandonato sopra una distesa di più antiche rocce metamorfiche, dalle quali si differenzia per il colore più chiaro, la morfologia più tormentata e la diffusa presenza di forme carsiche, di cui l’Arco è l’emblema. Uno stretto e a tratti impegnativo sentiero consente a chi voglia ammirarlo dall’alto di aggirare il “pilastro” di destra e raggiungere, oltre un colletto, il panoramico punto d’osservazione.

Verso i prati di Pegherolo e Sambiör

Lasciato l’Arco e ridiscesi sul sentiero principale, sul lato destro della Valle di Pegherolo (m 1.250 circa), proseguiamo ora verso Sud-Ovest stando ai piedi di una parete rocciosa, al limite tra le particelle forestali 5 e 6 del Piano di assestamento. I boschi, unitamente ai pascoli, sono stati per secoli e sino a un recente passato la grande ricchezza di Piazzatorre, che il Comune non di rado utilizzava per far fronte a investimenti o spese straordinarie. Oltre un’incisa vallecola (sorgente) si tiene a sinistra a un bivio e in piano si raggiunge la prima delle baite dei Prati di Pegherolo, su una costa, dalla quale sempre in piano e poi in lieve discesa ci si porta alle successive, tra prati in parziale abbandono, boschi neoformati e rimboschimenti di peccio. L’ultima vasta radura, la più dolce e occidentale, è quella che accoglie i minuscoli nuclei di Pegherolo e Sambiör, oggi isolati e lontani dal paese ma un tempo abitati da numerose famiglie. L’itinerario cala a sinistra tra le case di Sambiör e poi al margine del prato, donde piegando a destra, tra pecci e pini silvestri, si porta con una diagonale sulla larga mulattiera che sale ai pascoli dell’Alpe Monte Cavallo. Seguitala in direzione opposta si in breve è alla Fontana di Sambiör (santella), preziosa venuta d’acqua strutturata per gli usi domestici e agricoli della soprastante contrada.

Ritorno a Piazzolo

Seguendo quest’ultima (segnavia CAI 134) si scende in direzione del fondovalle, dapprima con una serie di svolte e poi con un traverso che incrocia una serie di caratteristici affioramenti di roccia conglomeratica. Sul fondo della Valle di Pegherolo (m 920 circa; ponte) la mulattiera lascia il posto a una strada agrosilvopastorale, che si segue per circa 200 metri sino all’avvio della pista che sulla sinistra sale verso Piazzatorre (fontana). Seguitala, in breve si giunge nuovamente presso Malicco, donde lungo il tracciato dell’andata si torna alla Chiesa parrocchiale.

Fonte: Stefano D’Adda, Marco Dusatti, 2015 – Boschi, rocce e aspetti naturali, guide di Altobrembo – Volume IV

Scarica il volume con l’itinerario: Guide di Altobrembo volume 4

 

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