Malghe & Alpeggi “I Piani dell’Avaro e le malghe di Cusio”

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La partenza

Dai Piani dell’Avaro, in prossimità dell’omonimo rifugio e della Baita Ciàr (m 1.702; parcheggi), si imbocca verso levante la strada agrosilvopastorale che serve la parte centrale del vasto comparto alpestre (segnavia CAI 109), le cui propaggini settentrionali giungono sino all’apice del Vallone di Ponteranica.

Tra gli aprichi  pascoli dell’Avaro

La pista si sviluppa lungo il confine tra le alpi Casera e Foppa Buona-Partita di mezzo, un tempo ricomprese sotto l’unitaria denominazione di Alpe Avaro, che si spartiscono quello che il Serpieri definì «splendido e vasto altipiano ondulato». Si sale gradatamente lasciando sulla sinistra la Baita del lago, dal nome eloquente, e poi la Baita Pizzarella, fiancheggiata da un bàrech di bella forma ellittica. Secondo alcuni studi archeoastronomici il recinto litico e l’area circostante ospiterebbero una serie di massi che in epoca remota vennero accuratamente posizionati al fine di ottenere peculiari allineamenti di osservazione lunare e solare. Giunti a una larga sella (abbeveratoio) si lascia sulla destra la strada che serve l’Alpe Foppa, la terza del comprensorio dell’Avaro, e si sale lungo la dolce e panoramica costa sino al successivo bivio: tendendo a destra si rimontano le pendici pascolive del Monte Triomen e in breve si è al Baitèl, (m 1.918) piccolo edificio oggi adibito a bivacco cui un tempo faceva riferimento la stazione Cima dell’Alpe Foppa Buona- Partita di mezzo. Siamo appena entrati nel Sito di Importanza Comunitaria “Valtorta e Valmoresca”, una vasta area sottoposta a un particolare regime di tutela per la ricchezza degli habitat e delle specie animali e vegetali che in essa si conservano, gran parte dei quali raccolti nei perimetri delle malghe.

Verso i laghi di Ponteranica

Le attività alpestri non furono le sole praticate in quest’area: i resti di una miniera visibili verso levante, sopra le Baite della croce, fanno infatti memoria di una lunga tradizione mineraria connessa all’estrazione di minerali ferrosi, che lungo le pendici del Triomen, un tempo detto Parisolo, è attestata sin dal XIV secolo. Il tracciato sale ora in maniera decisa e con un bel tratto pavimentato e in parte gradinato rimonta una balza rocciosa, oltre cui si racconta che un bel traverso al Sentiero delle Orobie Centro Occidentali (segnavia CAI 101). Godendo di panorami sempre più ampi sui Piani dell’Avaro e sui sottostanti pascoli dell’Avaro e sui sottostanti pascoli dell’Alpe e sui sottostanti pascoli dell’Alpe Foppa ci si porta ora sullo spallone orientale del Monte Triomen (m 2.074), ove la vista si apre sul Vallone di Ponteranica, sull’alta Val Mora e sul valico di S. Marco, oltre cui spicca la possente mole del Disgrazia. Qui si lascia sulla destra il 101, che prosegue alla volta della già visibile Cà S. Marco, e si tagliano in lieve saliscendi le pendici orientali del Triomen (segnavia CAI 109) sino a raggiungere, tra erbe più rade e abbondanti detriti, l’amena conca dei Laghi di Ponteranica. Nelle limpide acque dei due piccoli bacini, sostanzialmente privi di affluenti, si specchiano le severe rupi delle montagne circostanti, tra cui quelle d’elegante forma del Monte Valletto.

Dal Triomen all’Avaro

L’itinerario prosegue lungo un sentiero non segnalato che s’avvia nei pressi del lago meridionale e in breve rimonta le pendici detritiche del versante settentrionale del Triomen, culminando su una selletta a Ovest della cima (m 2.200). Man mano si sale si fanno evidenti le morfologie tipicamente glaciali della conca che ospita i laghetti, tra cui le pareti a semicerchio, il fondo sovraescavato (sede appunto dei due bacini), la soglia rocciosa e il sottostante gradino. Il panorama che si apre verso Sud dalla selletta è invece nuovamente dominato dalle praterie, che un rapido ed evidente sentiero discende portandosi con graduale piega a destra alle pendici del Monte Avaro. Godendo di amenissime vedute sul sottostante altopiano si supera dunque una larga sella (pozza per l’abbeverata), presso cui si incrocia nuovamente il Sentiero delle Orobie Centro Occidentali, e con lieve piega a sinistra si tagliano le pendici orientali della montagna, giungendo così nei pressi di una vallecola (segnavia CAI 109A). La si fiancheggia sulla destra sin presso la Baita Cima dell’Alpe Casera, dotata di bàrech, per poi traversarla e calare con rapide svolte alla sottostante pista. Con un bel traverso discendente questa si collega in breve al tracciato percorso all’andata, lungo cui si torna ai Piani dell’Avaro.

Fonte: Stefano D’Adda, Marco Dusatti, 2015 – Malghe e ambiente alpestre, guide di Altobrembo – Volume III

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