Arte & Cultura “Il borgo e l’Ecomuseo di Ornica”

La partenza

L’avvio dell’itinerario è dalla contrada Fusinetta (m 895; parcheggio e indicazioni), toponimo legato alla presenza dell’edificio che fu sede di una “piccola fucina”. Le fonti storiche riferiscono agli Anni Venti del Novecento gli ultimi sussulti dell’industria metallurgica ornichese, che per secoli costituì, qui come in altri paesi altobrembani, il fondamento dell’economia locale. Si sale lungo la bella mulattiera che scavalca il Torrente Salmurano e in breve raggiunge Via Roma, all’altezza del ponte nuovo.

Nel cuore dell’antico borgo

Si continua a salire lungo Via Rasega sino all’attestamento del tratto carrabile, presso l’omonimo antico ponte in pietra. Quest’ultimo costituiva in passato una vera e propria porta d’ingresso al paese, ove convergevano la strada proveniente dalla Val Stabina e quella che attraverso il Colle della Maddalena (Còla de Cus) giungeva dalla Valle Averara, lungo il tracciato principale della Via del Ferro. Con decisa piega a sinistra si imbocca Via Fratelli Calvi e in piano si attraversa il cuore dell’antico borgo, modellato dalle esigenze difensive e produttive del passato. Le case si sviluppano infatti in altezza, preservando la terra  e formando una sorta di villaggio fortificato che raccoglie e nasconde il dedalo di viuzze, slarghi, scalinate e portici presente al suo interno. Si continua superando la Piazza di Màrie e poi il Pòrtec di Sancc (Portico dei Santi), caratteristico passaggio coperto, un tempo adibito a sepolcro, ove si conservano i resti degli affreschi che ne rivestivano le pareti interne60. Lasciata a sinistra Cà Gualteroni, ornata da un dipinto del 1817 con la Madonna del Rosario e i santi Antonio da Padova e Ambrogio Vescovo, si toccano la Piazza del Rastèl (fontana) e poi quella di Calve, su cui s’affacciano l’Ufficio turistico e la “reception” dell’Albergo diffuso di Ornica. Da qualche anno gli alloggi ricavati nelle antiche case del borgo e nelle baite sparse tra i prati formano una peculiare struttura ricettiva, che unitamente all’Ecomuseo si adopera per un turismo attento all’ambiente e alle tradizioni locali. La regia dell’operazione è affidata alla Cooperativa Donne di Montagna, che trova sede in questi stessi locali. Un breve tratto in piano mena fuori dal borgo, alla confluenza della “nuova” strada bassa e della diramazione per la frazione  Sirta, bellamente adagiata sul poggio da cui ha ereditato l’arcaico nome.

Il Santuario, i prati e le baite

Si continua diritti, lungo Via Santuario, salendo all’omonima chiesetta (m 969) oggi intitolata alla Madonna del Frassino ma un tempo detta della Madonna del Forno per la sua collocazione presso un forno fusorio già citato nel 1223. Le sue origini sono del XV secolo ma le attuali fattezze si devono a interventi seicenteschi. Uscendo dall’abitato si lasciano sulla destra il piccolo edificio dell’incubatoio, ove si allevano avannotti di trota adibiti al ripopolamento dei corsi d’acqua locali, e poi la Baita del Forno, fiancheggiata da un piccolo meleto. Lungo la strada carrabile e i residui tratti dell’antica e larga mulattiera (segnavia CAI 106) si continua a salire toccando le località Prato del Forno, Moia, Corlasc e, dopo l’ultimo incrocio con l’asfalto, il bivio sottostante la Baita Cantèl. La si raggiunge e supera, salendo a sinistra, per poi andare in piano verso ponente e scavalcare il Torrente Inferno. Al successivo bivio si tiene a destra e in breve ci si porta alle Baite Paül olt, le più alte della triplice serie. In una bella alternanza di prati e boschi, che dicono di un paesaggio profondamente modellato e presidiato dall’uomo, si continua in piano toccando le baite Taàda (Tagliata) e Giardì, quest’ultima situata oltre la costa e il caratteristico solco d’esbosco che la incide, detto “menadùr”. Dal vicino Canal del Giardì si cala dapprima nel bosco e poi al piede delle Rate, ove alcuni prati hanno oggi lasciato il posto a coltivazioni intensive di piccoli frutti. Nei pressi del Canal del Barisole (fontana) ci si raccorda alla mulattiera che scende veloce al Santuario e da qui, lungo l’asfalto, nuovamente verso il centro. Quando la strada si biforca si prende a destra il tratto inferiore di Via F.lli Calvi e in breve si raggiunge la chiesa parrocchiale dedicata a S. Ambrogio Vescovo, dove si possono ammirare il Polittico di S. Ambrogio e, nella trecentesca sagrestia, relitto della primitiva chiesetta, i grandiosi affreschi di Angelo Baschenis. Fino alla metà del secolo scorso il settecentesco edificio sorgeva fuori dall’abitato, nella stessa dominante posizione occupata dalla primitiva cappella del XIV secolo. La si aggira a valle percorrendo il sagrato, sul quale si affacciano il cimitero, l’oratorio, la casa parrocchiale e l’ex ossario, quest’ultimo oggetto di un recente e pregevole recupero, per poi imboccare verso destra Via Roma, infilata tra case novecentesche, e proseguire in piano sino al ponte nuovo, donde si scende nuovamente alla Fusinetta.

Fonte: Stefano D’Adda, Marco Dusatti, 2015 – Borghi, Chiese ed edifici storici, guide di Altobrembo – Volume I

Scarica il volume con l’itinerario: Guide Altobrembo volume 1

 

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