Malghe & Alpeggi “Le casere di Mezzoldo”

La partenza

Dalla località Riva, oggi più nota come Madonna delle Nevi (m 1.325; parcheggi), si scende verso il Fiume Brembo e su largo sentiero (ponte ligneo) si guadagna la sponda opposta seguendo le indicazioni del “Sentiero delle Casere”. Quest’ultimo tocca il “cuore” delle quattro malghe poste alla testata della valle e sarà il nostro riferimento per gran parte dell’itinerario. Con breve salita ci si porta al ponticello che verso destra scavalca il torrente della Val Terzera e poi, in piano verso Ovest, nella pecceta del Bosco Pasino. All’altezza di una blanda costa si lascia la pista per un sentiero che sale deciso sulla sinistra (indicazioni) portandosi gradualmente verso il Torrente Terzera.

Il piede e la casera dell’Alpe Terzera

Dopo circa 20 minuti si raggiunge la strada agrosilvopastorale proveniente dalla località Ponte dell’Acqua, il cui tracciato ricalca per lunghi tratti quello della vecchia mulattiera per l’Alpe Terzera e il Passo di S. Simone (segnavia CAI 115). La si segue, sfruttando quando possibile gli scampoli della mulattiera, e con una serie di tornanti si rimonta il gradino di sbocco della valle per poi guadagnare il piede del “mut”, ove compaiono le prime radure. Superato il torrente (ponticello) si lascia la carrabile per un sentiero che a destra sale tra pascoli e boschi portandosi alla stazione Casera, la prima e più importante delle cinque su cui è attualmente impostata la malga. La seconda, quella di Costa Piana, è posta poco più a Nord e racchiude nel nome il suo peculiare e favorevole assetto morfologico. La si raggiunge imboccando verso sinistra il sentiero che s’avvia poco più avanti, all’altezza di un trivio posto ai piedi di un dosso boscato (indicazioni). Questo sale dapprima dolcemente, passando sul fronte di una penzana, e poi più decisamente, sino a sbucare sul panoramico dosso pascolivo presidiato dall’omonima baita (m 1.720; crocifisso ligneo).

Tra le malghe Siltri e Cavizzola

Ammirato il vasto panorama, dominato verso Nord dalle cime del Pizzo delle Segade, dei monti Fioraro e Tartano e del Pizzo Rotondo, si prosegue brevemente alle spalle della baita per poi piegare a sinistra ed entrare in un bel lariceto e nel perimetro dell’Alpe Siltri. Quest’ultima costituisce da secoli uno dei due «monti alti» di Sorisole, che li acquistò per far fronte alle necessità dei suoi numerosi allevatori alla stregua di quanto fece il limitrofo comune di Ponteranica con l’omonima alpe. Un fitto sottobosco dominato da mirtillo e rododendro, tipico del lariceto, accompagna la traversata sino alla Casera Siltri, che si presenta al ricomparire del pascolo bellamente ricompresa nel suo bàrech. Una lussureggiante flora nitrofila caratterizza l’interno del recinto litico e le zone adiacenti, evidenziando le aree in cui il bestiame staziona più lungamente. Una bella traversata tra pascoli abbondantemente cespugliati conduce ora al confine settentrionale dell’alpe (segnavia CAI 111), oltre un panoramico dosso che si rimonta con facilità. Nei suoi pressi si lascia sulla sinistra il Sentiero delle Casere, che pianeggia verso la vicina Casera di Cavizzola, per quello che con alcune svolte si inerpica lungo il pendio e in breve raggiunge il minuscolo Lago di Cavizzola (m 1.911), ingombro di massi e solitamente povero d’acqua. In questo tratto un occhio attento può cogliere tra le più alte frange del bosco e le rade arborature che punteggiano i soprastanti pascoli alcuni sparuti esemplari di pino cembro, una conifera sempreverde tipica delle alte quote a clima continentale. Al laghetto transita anche il Sentiero delle Orobie Centro Occidentali (segnavia CAI 101), che ci accompagnerà sino al Bivacco Zamboni. Con un bel traverso e un’ultima salita ci si porta alla Baita Piedevalle, sede della terza stazione dell’alpe, collocata al margine di un pianoro derivante dall’interramento di un antico lago. Bordando quest’ultimo sul lato di ponente ci si porta al piede dell’opposto versante, che il sentiero rimonta con una diagonale tra detriti e magre erbe. La salita culmina su una bocchetta presso la cima del Monte Azzaredo (m 2.093), da cui si godono spettacolari vedute sulle alte valli di Cavizzola e Siltri e, verso Ovest, sull’aprica conca di Azzaredo.

L’Alpe e la Casera di Azzaredo

Ai nostri piedi, addossata alla costiera tra i monti Tartano e Azzaredo, si distende una singolare colata detritica dalle forme simili a quelle di una lingua glaciale. Si tratta di un rock glacier, ovvero di una “mesoforma” periglaciale, oggi del tutto inattiva e per questo detta relitta, connessa al remoto verificarsi di una fase climatica fredda. Scendendo dalla bocchetta sono ben visibili nelle rughe superficiali i segni dell’antico e lento flusso verso valle di questo “ghiacciaio roccioso”, che gli arbusti striscianti sulla fronte e su alcune rughe dicono essere da tempo cessato. Il sentiero transita dinnanzi alla possente fronte per poi traversare la soliva conca modellata dall’esarazione glaciale e raggiungere il Bivacco Zamboni, ricavato in quella che era la Baita Cima dell’Alpe Azzaredo. Il vasto comparto pascolivo fa parte della Foresta Demaniale Regionale Azzaredo-Casù e costituisce una delle poche malghe pubbliche dell’alta Valle di Mezzoldo]. Lasciato il Sentiero delle Orobie si scende a sinistra in un pascolo delimitato da numerosi bàrech (segnavia CAI 124) e in breve si raggiunge la stazione Laghetti, ove sorgono l’omonima baita e il nuovo Rifugio Balicco (m 1.965). Qualche anno fa nelle vicine torbiere sono stati rinvenuti alcuni manufatti preistorici, che unitamente alle numerose incisioni rupestri rivelano l’interesse archeologico di questa vasta area alpestre e la sua antichissima frequentazione. Si continua a scendere godendo di spettacolari vedute sui pascoli precedentemente attraversati e sulla retrostante piramide calcarea del Monte Cavallo. Si toccano così le stazioni Arletto (Aralèt) e Casera, ormai nella parte bassa del pascolo, ove al nostro si ricongiunge il Sentiero delle Casere, proveniente da Cavizzola.

Ritorno alla riva

Dalla Casera si va in piano verso Sud e in breve si è a un bivio, oltre l’ennesimo bàrech: tenendo a destra (segnavia CAI 124A) si cala velocemente nel pascolo dell’Alpe Arale e con una serie di svolte ci si porta alla sua prima e più bassa stazione, quella di Pescìn. A una nuova biforcazione si lascia il sentiero che cala alla località Fraccia per quello che con lunga diagonale borda in alto l’area pascoliva e poi, con graduale piega verso Ovest, si porta sul dolce spartiacque a monte della località Riva (indicazioni). Facendo attenzione ai tratti in cui il tracciato è meno evidente, si scende nel bosco, si tocca una penzana diroccata e con ultima piega a sinistra, ormai di nuovo in ambiente pascolivo, si torna al punto di partenza.

Fonte: Stefano D’Adda, Marco Dusatti, 2015 – Malghe e ambiente alpestre, guide di Altobrembo – Volume III

Scarica il volume con l’itinerario: Guide di Altobrembo volume 3

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