Malghe & Alpeggi “Le valli e le alpi di Ornica”

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La partenza

Dalla contrada Fusinetta (m 895; parcheggio e fontana), toponimo che rammenta l’antica tradizione fusoria di Ornica, si sale lungo la bella mulattiera e in breve si raggiunge Via Roma, all’altezza del “ponte nuovo”, donde si prosegue diritti lungo Via Rasega sino all’attestamento della carrabile. Lasciato sulla destra il piccolo e caratteristico Ponte della Rasega, tutto in pietra, si continua lungo il notevole tracciato della mulattiera costruita durante il primo conflitto mondiale (segnavia CAI 107). Questa sale verso il Passo di Salmurano con pendenza lieve e regolare rimontando con una serie di tornanti il versante idrografico destro della valle, tre le località Singàl, Albe e Cesür, sino a incrociare la strada agrosilvopastorale che unisce il Colle Dudello alla “Còla de Cus” (Colle della Maddalena). Un occhio attento potrà notare in questo tratto del percorso i numerosi segni delle devozione popolare e le residue testimonianze dell’antica cultura rurale: caselli per la conservazione del latte (presso venute d’acqua), fontane per l’abbeverata degli animali, letamaie, grossi alberi di ciliegio e noce, siepi e muri confinari. Alcune baite conservano i canali di gronda in legno (saline), altre il “büs del föm” (buco del fumo), quasi una riproposizione in termini minori dello sfiato del “föch”. La mulattiera supera le baite di Cesür (m 1.135) e giunge presso il torrente, ove l’antico ponticello, andato distrutto durante l’alluvione del 1987, è sostituito da un facile guado (in alternativa utilizzare il ponte carrabile). Una breve salita conduce a una nuova pista, che si segue a sinistra superando i prati di Bregagnöl ed entrando nel bosco. Ripreso verso destra il sedime della mulattiera militare, si raggiunge in breve il guado della Valle dell’Asino, a cui poco più avanti fa seguito un bel ponte in pietra che scavalca le cristalline acque del Torrente Salmurano.

Verso le malghe e il Rifugio Benigni

Con salita ora più decisa si rimonta la costa boscata e poi il fianco occidentale della Val Salmurano, sino a raggiunge il piede dell’Alpe Val Pianella, in località Casera vecchia, ove il panorama si apre sul dirimpettaio pascolo dell’Alpe Valletto. Il confine inferiore delle due malghe corre in realtà più in basso, nel bosco, perché di norma assai più ampio della sola porzione pascoliva. Il bosco fornisce infatti la legna necessaria per la lavorazione del latte, laddove ancora se ne fa uso, mentre le praterie più elevate sono in parte sfruttate per il pascolo degli ovini. Trascurati i sentieri per la Casera Valletto e la Val Pianella, si continua a salire tra pascoli magri e cespugliati sino all’ennesimo guado, oltre cui la mulattiera viene raggiunta dal sentiero proveniente dalla località Sciocc (m 1.740). Su sedime ora più largo ed evidente si tocca la Fontana di S. Carlo per poi guadagnare l’orlo della bella conca glaciale di Salmurano, ove verso sinistra prende avvio il “Sentiero dei vitelli” (segnavia CAI 108/A). L’itinerario prosegue invece verso destra (segnavia CAI 107-108) tagliando le praterie dell’Alpe Salmurano e portandosi ai piedi dell’omonimo passo. Con una diagonale verso Ovest lo si lascia sulla destra sottopassando l’imponente bastionata rocciosa della Cima Orientale dei Piazzotti e poi rimontando un canale di rocce e detriti impostato lungo una piccola faglia. Al suo termine si trascura a sinistra il Sentiero delle Orobie Centro Occidentali (segnavia CAI 101) per salire lungo il pendio pascolivo sino all’ampio terrazzo roccioso che ospita il Rifugio Benigni (m 2.222), da dove lo sguardo spazia ampio sulle Orobie e sui più lontani profili retici dominati dal Badile, dal Cengalo e dal possente Disgrazia (piastra indicatrice).

Lungo il 101

Dal rifugio si segue verso Sud-Ovest il Sentiero 101 delle Orobie superando la Bocchetta dei Piazzotti e raggiungendo quella di Val Pianella (in loco indicata come Bocchetta di Trona), ove il panorama s’allunga sulla Valle di Trona. Con rapide svolte si rimonta una bastionata rocciosa e si guadagna la cima del Monte Giarolo (m 2.314; omino di pietra), donde si prosegue lungo un aereo e panoramico tracciato. In corrispondenza di un ampio vallone detritico il sentiero cala rapidamente verso sinistra per poi portarsi su una costa erbosa e da lì nuovamente dentro un canale. Tagliando verso destra lo si lascia alle spalle e con un ultimo traverso si passa ai piedi del Poiat, un singolare monticolo sormontato da una croce in legno, e ci si congiunge al sentiero della Val d’Inferno (m 2.050).

Il pizzo dei Tre Signori e Val d’Inferno

In direzione Nord-Ovest si rimonta ora la parte sommitale del vallone (segnavia CAI 106), tutto sfasciumi e detriti, passando ai piedi delle strapiombanti pareti della “Sfinge”, contrafforte di massicce rocce conglomeratiche dall’incredibile somiglianza con i celebri monumenti egiziani. Raggiunta la Bocchetta d’Inferno (m 2.306), a cavallo tra le due valli omonime, in circa mezz’ora si sale alla croce di vetta del Pizzo dei Tre Signori (m 2.554), storico cardine confinario ove oggi s’incontrano le province di Bergamo, Lecco e Sondrio. Bella e ricca di storia, questa montagna offre anche un superbo panorama che dai vicini pizzi Varrone e Trona si allunga sulle Grigne e poi verso il Bernina, il Monte Rosa e le innumerevoli altre vette che una piastra indicatrice consente facilmente di riconoscere. Ritornati all’incrocio con il 101, si prosegue nella discesa lungo la valle (segnavia CAI 106) toccando le diverse stazioni dell’Alpe Valle Inferno, “monte” ricco di storia e di gestioni d’avanguardia, tra cui la  “Società d’alpeggio” e l’attuale Agriturismo Ferdy. Congiuntamente alle tre at traversate in precedenza essa forma il vastissimo comparto pascolivo di Ornica, che nel complesso sottende quasi la metà del territorio comunale. Con bella vista sui rilievi dolomitici del Pizzo di Cusio e del Monte Disner, si toccano così le baite Corna dei Vitelli (m 1.910) e Predù (Pietrone), ambedue ricavate sotto un enorme masso, quella dei Ciarelli (Ciarèi) e infine la Casera (m 1.415), che oggi come un tempo è il fulcro organizzativo dell’alpe. Si cala dunque al piede del pascolo, dapprima su pista e poi nuovamente su sentiero, lasciando a sinistra la Baita nuova (o Baitello) ed entrando nel bosco. Ben presto ci si trova su una strada agrosilvopastorale (Stradù): seguitala brevemente a sinistra, sin oltre la costa, la si lascia per la bella mulattiera lastricata (segnavia CAI 106) che dai prati di Giai cala a destra verso Ornica. In un bell’alternarsi di baite, prati e boschi si giunge sul fondo del Canal di Giai, tra le località Cantèl e Corlasc, donde l’antico sedime prosegue incrociando ripetutamente quello della larga strada agrosilvopastorale. Toccati il “Gergiöl de la Moia” (Santella di Moia) e il Prato del Forno si raggiunge infine al Santuario della Madonna del Frassino (m 970), che un breve tratto d’asfalto unisce al sottostante centro del paese.

Fonte: Stefano D’Adda, Marco Dusatti, 2015 – Malghe e ambiente alpestre, guide di Altobrembo – Volume III

Scarica il volume con l’itinerario: Guide di Altobrembo volume 3

 

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