Malghe & Alpeggi “Monte Secco e Torcole, le malghe di Piazzatorre”

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La partenza

Dalla località Piazzo (m 1.110, parcheggi) si segue il breve tracciato di Via Piazzo (segnavia CAI 118) e poi quello di un sentiero che piegando verso Nord-Est si porta ai piedi del Gerù, una grande colata detritica alimentata dai rottami rocciosi delle pendici occidentali del Monte Secco. Percorrendo il filo superiore di un argine artificiale lo si borda a levante e ci si porta all’imbocco del selvaggio vallone che lo ospita, ove il verde intenso dei boschi contrasta con il bianco delle  guglie e delle pareti calcaree.

Verso l’Alpe Monte Secco

Tra pecci e faggi si sale a rapide svolte toccando i resti di un’aia carbonile e di una calchera, simboli di lavori ed economie ormai lontani, godendo qua e là dei suggestivi scorci offerti dalle rare chiarìe. L’erta salita si conclude allorquando, a circa 1.670 m di quota, il sentiero si dirama lasciando sulla sinistra il tracciato che raggiunge i piccoli e magri pascoli del Costone, visibili in lontananza sull’altro lato della valle e lungo la displuviale. Da tempo non più sfruttati soprattutto per la carenza d’acqua, costituiscono la parte settentrionale dell’Alpe Monte Secco, una delle due malghe di proprietà del comune di Piazzatorre. La parte più ampia, anch’essa da tempo inutilizzata per i medesimi motivi, è quella che raggiungiamo dopo un ultimo traverso nel bosco e dopo aver rimontato una pronunciata costola erbosa che apre spettacolari vedute sulle rocce del Pizzo Badile e sulle dolci groppe pascolive del Monte Torcola. Percorrendo il sentiero si nota come la porzione inferiore del pascolo, più fertile, sia largamente invasa dal peccio, che presenta numerosi grandi esemplari ad habitus subalpino, con chiome tipicamente strette ed appuntite. Superati i resti di un bàrech si esce dal rado bosco e si raggiunge la Baita di Monte Secco (m 1.840), adibita a bivacco e dotata di una grande e caratteristica cisterna per la raccolta dell’acqua piovana. Cisterne e pozze per l’abbeverata degli animali sono presenze tipiche delle malghe impostate su rocce carbonatiche, ove i fenomeni carsici e la conseguente assenza di acque superficiali impongono un’attenta raccolta e conservazione di quelle meteoriche.

Il passo e l’Alpe Monte Colle

Con un’ultima salita e un paio di svolte si guadagna il Passo di Monte Colle (m 1.941), ove la vista si apre sul ramo brembano di Carona e sulle  sul ramo brembano di Carona e sulle numerose cime orobiche, dominate in lontananza dalla piramide del Pizzo del Diavolo di Tenda. L’itinerario ora aggira il Pizzo Badile traversando i pascoli e i boschi dell’Alpe Monte Colle, di proprietà del comune di Branzi. Con bella discesa ci si porta dunque alla stazione della Casera della Croce (segnavia CAI 118), percorrendo in ultimo un’aprica costa ombreggiata da vetusti larici. Poco prima di giungere alla casera (selletta) si prende a destra un evidente sentiero (segnavia CAI 117) che con un bel traverso e panoramiche vedute tocca le stazioni Baitelli e Quedro per poi raggiungere con dolce salita il Forcolino di Torcola (m 1.856), nuovamente sullo spartiacque tra i rami brembani dell’Olmo e di Carona.

I dolci pascoli di Torcola

Occhieggiando sulla destra alle aspre e chiare rocce delle appendici meridionali del Pizzo Badile e sulla sinistra alle verdi distese dei pascoli di Torcola si prosegue in falsopiano verso Sud-Ovest (segnavia CAI 119) passando a monte della Baita Cima (Sema) per poi calare al colletto che ospita l’omonimo stallone. Siamo in corrispondenza della stazione sommitale dell’Alpe Torcola Vaga, la malga che unitamente alle omologhe Torcola Soliva, Torragella e Torracchio si spartisce il vasto e comodo comparto alpestre del Monte Torcola, probabilmente tra i più antichi della Valle Brembana. Non è infatti casuale il fatto che per secoli e fino alle soglie del Novecento una larga parte della popolazione di Piazzatorre si sia dedicata all’allevamento transumante dei bovini, con conseguente spostamento di intere famiglie in varie località della pianura lombarda tra l’autunno e la primavera, e che ancora all’inizio dell’Ottocento circa la metà dei proventi comunali giungesse dall’affittanza degli alpeggi. La vastità dei pascoli, così come dei boschi, ha fortemente orientato l’economia piazzatorrese, che sino all’avvento del turismo, a partire dall’inizio del Novecento, è stata pressoché esclusivamente agricola. Seguendo l’aerea linea dello spartiacque, che offre notevoli vedute sui versanti Nord dei monti Arera e Menna, si borda il limite sommitale dell’Alpe Torcola Vaga e si guadagna il dosso su cui culmina la seggiovia dei Gremei, donde si cala al sottostante colletto seguendo l’ampio tracciato della pista da sci. Gli sbancamenti che l’accompagnano rivelano il netto cambiamento della matrice rocciosa: le grigie rocce carbonatiche del gruppo Secco-Badile hanno infatti lasciato il posto alle massicce banconate dal caratteristico colore rosso violaceo del Verrucano lombardo, una formazione silicatica di età permiana costituita da conglomerati e arenarie. Dal colletto si prende verso sinistra la strada agrosilvopastorale che con largo giro verso Sud-Ovest, divenendo in ultimo semplice pista, conduce sulla panoramicissima cima del Monte Torcola (m 1.786), ove la vista spazia dalla cresta orobica alle ultime propaggini brembane. Una volta tornati al colletto si scende lungo il sedime della pista da sci e in breve si è ai Gremei (Gremelli), stazione oggi nota più per le omonime strutture della sciovia e del rifugio che per quelle alpestri.

Ritorno al piazzo

Seguendo la strada agrosilvopastorale si cala ora con rapide svolte toccando la Casera di Torcola Vaga, cuore dell’alpe e poi gli ultimi lembi di pascolo. Il bosco, dominato dal peccio e dall’abete bianco e caratterizzato da assetti forestali, ambientali e paesaggistici di notevolissimo livello, domina la scena dell’ultimo tratto dell’itinerario, che dopo avere scavalcato il Torrente Torcola raggiunge nuovamente la località Piazzo.

Fonte: Stefano D’Adda, Marco Dusatti, 2015 – Malghe e ambiente alpestre, guide di Altobrembo – Volume III

Scarica il volume con l’itinerario: Guide di Altobrembo volume 3

 

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