Agricoltura & Mestieri “Tra la piana e le valli di Piazzolo”

La partenza

Dal sagrato della Chiesa parrocchiale di S. Maria Assunta (m 705; Piazza Avis-Aido; parcheggio nei pressi), si imbocca verso Sud-Ovest la stradella ghiaiosa (Via Case nuove) che con percorso anulare borda l’amena Piana di Piazzolo, offrendo belle vedute sul paese, tutto raccolto nella sua parte più elevata, e sull’alta Valle di Mezzoldo.

Tra Piazzolo e Piazzola

Questo piccolo pianoro in quota, un tempo intensamente coltivato, si deve all’azione costruttrice di un antico ghiacciaio che nel corso dei millenni ha più volte disceso e risalito questo tratto di valle abbandonando blocchi, ciottoli, sabbie e limi. Guardando verso Ovest si può notare come anche sul versante opposto della valle si conservino piccoli pianori alla medesima quota, indice di una comune genesi ed evoluzione. I potenti depositi abbandonati dalla colata glaciale sono stati nel tempo largamente erosi dai corsi d’acqua, in particolare dal Brembo, e oggi si presentano come dei relitti e disgiunti ripiani che prendono il nome di “terrazzi glaciali”. Ammirato dunque a ponente il terrazzo di Cigadola, lungo cui s’adagia il tracciato orientale della Via del Ferro9, si tocca l’edicola di S. Maria Ausiliatrice e con ultimo tratto su sentiero si torna in paese, sbucando presso la casa del Notaio Giuseppe Arizzi sulla S.P. 11. Percorsala brevemente a sinistra, in discesa (Via Provinciale), la si lascia per una mulattiera che si stacca sulla destra (Madonnina) e con breve salita giunge a un bivio, in prossimità dell’edicola della Madonna Addolorata: stando ancora a destra si supera il Canal de la furca, ove spiccano begli affioramenti di roccia conglomeratica, e in breve si è alla Piazzola, località dell’eloquente nome.

A monte del paese tra molti e prati

Alla Piazzola si piega a destra e dopo aver nuovamente scavalcato il Canal de la furca, qui accompagnato dal Poz de la Beta, si sale lungo una bella mulattietra che un tempo correva tra bosco e prato e che invece oggi vede le pendici inferiori colonizzate da rimboscamenti e boschi neoformati. Si arriva cosi alla località Stalì (m 780 circa), ove il panorama si apre sull’abitato e sulla piana di Piazzolo, sulla bassa Valle di Mezzoldo e sulle cime che chiudono a Sud la Val Torta (o Stabina). I piccoli campi che punteggiano il verde pianoro rammentato gli intensi usi del passato e l’assoluto dominio dei cereali e delle patate sui prati, oggi prevalenti ma un tempo regalati sulle aree più acclivi e meno fertili. Al bivio che si presenta alla ripresa del cammino stiamo alti a sinistra e passando a monte della Cà del Sul ci portiamo a un nuovo incrocio: ignorando i due sentieri che vanno verso monte proseguiamo in falsopiano nel bosco sino a raggiungere, oltre un rudere e un impluvio, la strada agrosilvopastorale che dal paese sale alla Forcella, in località Canai (Canali; m 870 circa). Con begli scorci verso i dirimpettai rilievi carbonatici del Faino e de La Bassa, facenti parte di un klippe sito a nord della faglia Valtorta-Valcanale comprendente anche alcune rocce di Piazzolo, scendiamo ora lungo la carrabile superando la Valle Scura e poi il bacino dell’acquedotto. Al primo tornante la lasciamo per il sentiero che a sinistra supera la Stalla dei Dominù (m 850) e in lieve discesa si porta sul fondo della Valle Fosca, nuovamente in ambiente boschivo.

Verso il Pian della Valle

Una volta superato il torrente lo si fiancheggia scendendo gradualmente verso i prati e le baite di Vidischì, che raggiungiamo dopo avere scorto sull’altro lato della valle la vasca di raccolta delle acque detta Poz di Bianchì (Pozzo Bianchini). L’abbondante presenza di specie colonizzatrici come l’acero montano e il frassino maggiore tradisce qui come altrove la passata presenza di aree agricole, che l’abbandono ha presto riconsegnato al bosco. Il tracciato assume ora le fattezze di mulattiera, che dopo aver toccato una baita supera la Valle Pian di Valle, nell’omonima località, e lascia il posto a una pista agrosilvopastorale. Una breve discesa conduce dunque al Fontanì (Fontanino), da dove in piano su asfalto, sottopassando il piccolo cimitero che accoglie tra gli altri le spoglie del giudice Guido Galli11, si torna verso Nord sul sagrato della Chiesa parrocchiale.

Fonte: Stefano D’Adda, Marco Dusatti, 2015 – Agricoltura e Mestieri della tradizione, guide di Altobrembo – Volume II

Scarica il volume con l’itinerario:Guida di Altobrembo volume 2

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