Strade Storiche “La Via del Ferro”

Antica direttrice commerciale altobrembana
Per secoli l’alta Valle Brembana fu terra di miniere, forni e fucine, ove i minerali ferrosi venivano cavati arrostiti, fusi e trasformati in ferro semilavorato o, più raramente, in prodotti finiti.
Il fatto che queste attività siano documentate sin dal XVI secolo e che rimasero vive sino alla soglia del secolo scorso fa dire che per circa mille anni l’attività mineraria e quella siderurgica sono state un pilastro dell’economia e della cultura di questa plaga montana.

Una fitta trama di relazioni con le terre vicine
Minerali, carbone, prodotti semilavorati e finiti andavano e venivano dalla valle, determinando spostamenti, scambi e rapporti con le terre limitrofe, in particolare con la Valtellina e la Valsassina.
I numerosi e facili valichi situati lungo le creste confinarie erano i nodi di una trama di relazioni che attraverso il passaggio delle merci e delle persone determinava un reciproco scambio di conoscenze, idee e culture. Uno degli effetti di questa “permeabilità” erano i numerosi matrimoni tra gli abitanti delle diverse valli, tutt’oggi attestata dalla presenza di cognomi tipici di una determinata area. Valga per tutti l’esempio di Ornica, ove a metà del XVII secolo erano presenti “ben 14 cognomi diversi, dei quali 4 originari di Valtorta, 2 della Valsassina, 2 della Valtellina”.
Queste piccole comunità di montagna erano insomma “economicamente vivaci”, informate e “aperte al mondo esterno” più di quanto oggi ci si potrebbe immaginare. Grazie al “potere trainante delle attività minerarie e metallurgiche” l’intera economia altobrembana “riceveva un notevole stimolo”. Tutti questi scambi avvenivano lungo percorsi privilegiati che nel loro insieme definivano una direttrice viaria oggi indicata con il suggestivo nome di “Via del Ferro”.

Una direttrice, diversi tracciati
La “Via del Ferro” collegava la Val Brembana alla Valtellina e alla Valsassina attraverso una serie di valichi, tra i quali un ruolo preminente ebbero il Passo S. Marco e i Piani di Bobbio, più bassi e agevoli degli altri.
Nonostante l’importanza locale i tracciati che la definivano mantennero le vesti di semplice mulattiera e dunque di strada percorribile al più con animali da soma. Il percorso più importante si affacciava in Val Brembana del Passo di S. Marco, l’antico “Colmo di Albaredo”, e da lì scendeva a Mezzoldo oppure ad Averara lungo le due antiche strade commerciali.
Nella parte alta l’itinerario era raggiunto da una prima variante, quella proveniente dal Passo di Verrobbio, in antico detto Passo di Morbegno.
Il tracciato più orientale toccava le contrade di Mezzoldo e tagliando a mezzacosta calava verso Olmo oppure, stando più alto, raggiungeva direttamente Averara. Da Piazza Molini il tracciato maggiore saliva alla “Colà de Cus” il Colle della Maddalena, toccando gli abitanti di S. Brigida e Cusio, mentre una prima diramazione della variante “bassa” quella che raggiungeva il Forno Nuovo e Valtorta da S. Brigida attraverso il fondo della il fondo della Val Stabina, puntava verso le case di Cassiglio.
Una volta a Ornica il tracciato principale era raggiunto dalla variante del Passo di Salmurano, unitamente da cui guadagnava il Colle Dudello e da li si portava a Valtorta, donde proseguiva per la conca di Ceresola, l’aprica sella di Bobbio e la Valsassina.

Fonte cartoguida “I sentieri di altobrembo”, Stefano d’Adda – Marco Dusatti – Patrizio Rigodanza

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