Strade Storiche “La Via Mercatorum”

La via Mercatorum, l’antenata della Priula
Con la realizzazione della strada Priula la Valle Brembana ebbe una strada di fondovalle più agevole e veloce, che migliorò sensibilmente i collegamenti tra i suoi paesi e facilitò quelli con Bergamo, la città capoluogo. Il suo respiro internazionale fu invece più labile del previsto e i transiti commerciali da e per le terre dei Grigioni e l’Europa continentale attraverso il Passo San Marco furono nel complesso modesti a ragione dell’impari confronto con la “Via d’Acqua” del Lario e dell’Adda.

Un fondovalle aspro, un accesso difficile

Il Priuli non costruì una strada nuova ma, bensì, migliorò quella già esistente ottenendo alla fine un tracciato sostanzialmente pedonale che presentava una larghezza utile media di 2,2 metri tra Villa d’Almè e Lenna, di 1,7 metri tra Lenna e Mezzoldo e di circa 1,5 metri tra quest’ultimo paese e il “Passo della Montagna d’Averara”, ovvero di San Marco. La Valle era dunque già dotata di una strada di fondovalle, seppur difficoltosa, disagevole e a tratti pericolosa, che anche nella parte iniziale scontava i pesanti effetti di una morfologia particolarmente aspra e dirupata. Uno dei punti più difficili si trovava presso il suo sbocco, tra Villa d’Almè e la Botta, ove un’imponente prominenza rocciosa la “strozzava” obbligando la mulattiera a un faticoso saliscendi per evitarla. Forzando il “nudo scoglio” proteso verso il Brembo il Priuli aveva aggiunto un altro importante tassello alla graduale affermazione del tracciato orientale, quello che raggiungeva Zogno grazie al ponte in pietra costruito intorno al 1470-1476 nella località oggi detta “Ponti di Sedrina”. Non bisogna infatti dimenticare che la bassa valle aveva anche un percorso occidentale, che raggiungeva Zogno superando l’antico ponte in pietra allo sbocco della Valle Imagna, tutt’oggi percorribile e già citato nel 1235, e quello situato al termine della Valle Brembana. L’aspro tratto inferiore e in particolare la piccola forra tra Zogno e Sedrina, ove già nel 1178 v’era un ponte, avevano in antico imposto una serie di soluzioni alternative per collegare il solco brembano con la città e la pianura. La più importante era quella che passando per Selvio si dirigeva ad Alzano Lombardo toccando Lonno, cui si affiancavano quelle che dalla conca zognese raggiungevano la città toccando nuovamente Alzano attraverso il ponte di Nese o Ponteranica attraverso il Canto Basso.

Dalla Valle Seriana alla Valtellina
E’ in dubbio che l’aperto solco della Val Seriana e la serie di facili passi che ne caratterizzano la bassa displuviale di ponente siano stati in antico la più semplice e immediata porta di accesso alla Valle Brembana, la logica alternativa a un imbocco dirupato, ostile e difficile. La dolce e aprica sella “Via Mercatorum”, la maggiore e oggi più famosa di queste antiche strade. Di fatto una semplice mulattiera, essa giungeva ad Alzano Lombardo e s’inoltrava nelle plaghe brembane passando per Serina e Dossena, due paesi che per secoli furono religioso, amministrativo e commerciale della valle. Con il suo tracciato principale da cui calava sul fondovalle e raggiungeva il fondo fortificato di Cornello dei Tasso, lungo il versante idrografico destro, donde con una serie di saliscendi proseguiva verso Nord toccando Lenna, Piazza Brembana, Frola e Olmo al brembo, ove superava nuovamente il Brembo sull’antico ponte in pietra. Continuando verso la cresta orobica raggiungeva le contrade di Averara e la sua strada porticata per poi inoltrarsi lungo la Val Mora passando per Caprile basso. Con una lunga ma graduale salita raggiungeva infine i pascoli sommitali, la “Cola” di Ancogno e la “Colma” di Albaredo, da dove scendeva verso l’ampio solco abduano lungo l’omonima valle. Tra i pascoli delle attuali alpi Ancogno e Cul una diramazione prendeva la via del Passo di Verrobbio, rispondendo alle peculiari e spesso locali esigenze di chi la percorreva.

Fonte cartoguida “I sentieri di altobrembo”, Stefano d’Adda – Marco Dusatti – Patrizio Rigodanza

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