Via Priula

La Priula è la più nota e celebrata antica strada della Valle Brambana. Voluta sul finire del Cinquecento dall’allora podestà di Bergamo Alvise Priulì, da cui ha preso il nome, collegava Bergamo alla Valtellina, e dunque ai Grigioni e al centro Europa, attraverso il “passo della montagna d’Averara”, ovvero il valico che nei secoli successivi, in ossequio al dominio veneziano, sarà indicato come Passo di S. Marco.

Una strada militare e commerciale

La sua costruzione nacque all”interno di una lunga e complessiva trattativa che la Serenissima intavolò con la Repubblica delle Tre Leghe, che allora comprendeva anche l’attuale Valtellina, al fine di garantirsi una rapida via di collegamento con le terre “oltramontane” a fini principali militari.
Venezia non disponeva infatti di un esercito terrestre in grado di contrastare un eventuale attacco degli spagnoli, che avendo conquistato il Ducato di Milano spingevano i loro confini a contatto dei suoi. La strada aveva dunque il preminente scopo di facilitare il transito dei mercenari provenienti dai Grigioni e dalla Svizzera e di garantire così a Venezia quella “dote” militare in grado di difenderla da eventuali attacchi e, prima ancora, di dissuadere le velleità belliche degli scomodi vicini.
Il fine principale del progetto fu mascherato da intenti commerciali: la nuova strada attraverso il “Colmo di Albaredo”, altro nome con cui al tempo si indicava l’attuale Passo S. Marco, fu presentata come un’alternativa alla frequentissima “via d’acqua” del Lario e alle pesanti gabelle che i milanesi (e perciò gli spagnoli), loro proprietari, imponevano per il suo uso. Secondo il Priuli la strada di monte era di 25 chilometri più breve di quella lungo il lago e inoltre permetteva di ridurre le spese, da 300 a 175 soldi, per ogni soma trasportata dai muli.
A fronte di un tracciato più faticoso e disagevole, in particolare d’inverno, v’erano insomma i presupposti per avere un’alternativa stradale economicamente conveniente e totalmente ricompresa nei confini dei due stati che similmente temevano le possibili ingerenze spagnole.

L’antica strada di valle diventata la Priula

Nonostante l’accordo tra Venezia  e i Grigioni fosse ancora di là da venire, i lavori della nuova strada s’avviarono nel settembre del 1592, una volta giunto a Bergamo l’assenso del Doge. Il progetto del Priuli non consisteva nella realizzazione di una strada completamente nuova ma nel riattamento e miglioramento di quella esistente che già univa i vari paesi di fondovalle.
Gli interventi più importanti, che diedero maggiore linearità e velocità al tracciato furono cinque, di cui tre nella parte inferiore nella valle: la costruzione del nuovo e ardito passaggio tra le rupi strapiombanti delle chiavi della Botta, presso Villa d’Alme, la realizzazione di un più dolce accesso ai Ponti di Sedrina, appena fuori l’omonimo paese, e lo spostamento in fregio al Brembo del tratto compreso tra la rupe del Cornello e la cosiddetta “Goggia”, che escluse l’antico borgo di Cornello dei Tasso dai traffici vallari che sin lì l’avevano visto protagonista.
Gli altri due interventi riguardavano l’Altobrembo: il primo consistette nel forzare e sottopassare la “Corna di Frolla”, ossia la “Roccia di Frola”, ai piedi dell’omonima contrada, e di raggiungere Olmo al Brembo con percorso quasi pianeggiante, il secondo nello spostare più in basso l’antica strada che univa Olmo a Mezzoldo, costruendo due ponti e spostando il tratto intermedio sul lato sinistro della Valle, più agevole. Quest’ultimo intervento decretò il primato della strada di Mezzoldo su quella di Averara lungo la Val Mora, che sin lì era stata la principale via di salita al Colmo di Albaredo. Al termine dei lavori, nell’autunno 1594, la Valle Brembana aveva una strada più agevole ma ancora solo “someggiabile”, cioè pedonale da Villa d’Almè in su.

La Priula ieri e oggi

Il continuo e talvolta repentino mutare degli scenari politici e gli oggettivi limiti di percorrenza fecero della Priula una strada assai meno importante di quanto sperato. Soprattutto i traffici di lungo corso, quelli più importanti, continuarono a preferire la via del lago, più comoda e sempre aperta. Ci furono brevi momenti di gloria, all’inizio del 600e nella prima metà del 700, ma di fatto la strada brembana rimase una strada d’interesse locale, al più regionale. Alla bisogna espletò le sue funzioni militari, permettendo il rapido passaggio di eserciti e truppe mercenarie e facilitando l’importazione dal territorio grigione dei “salnitri”, utilizzati per la produzione di polvere da sparo. Lungo i secoli l’antico tracciato è stato ripetutamente rivisto, adeguato e modificato, tant’è che oggi se en consevano solo alcuni resti qua e là, di cui il più importante è certamente quello che da Mezzoldo sale al Passo di San Marco, presso l’omonima “Cà”, la “Sosta” voluta dal Priuli per dare assistenza alle carovane nella parte più elevata e isolata dell’itinerario. Dal 1966 l’antico tracciato pedonale è accompagnato da una carrabile che pur avendone cancellato alcuni tratti ne favorisce oggi un piacevolissimo uso turistico e culturale.

Fonte: Cartoguida “I sentieri di Altobrembo“, Stefano D’Adda, Marco Dusatti, Patrizio Rigodanza

 

 

 

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