Il Pizzo dei Tre Signori

Il confine per eccellenza

Con i suoi 2.554 m d’altezza il Pizzo dei Tre Signori è una delle maggiori cime delle Alpi Orobie occidentali e una delle più belle, famose e frequentate della catena.

Per la sua altezza e imponenza è da tempo immemorabile un fondamentale riferimento geografico, tanto che ancora oggi per le genti delle valli Stabina e Averara è semplicemente il “Pizzo”, la montagna per antonomasia.

Nel 1900 Guglielmo Castelli lo definì una «enorme cupola di arenaria permiana», smussando alquanto le possenti fogge piramidali con cui s’eleva sulla Val Torta e quelle quasi torreggianti che offre sul lato di ponente.

L’oronimo (nome della montagna) attuale risale alla seconda metà del Settecento, quando, al termine di una lunga disputa, la Repubblica di Venezia, il Ducato di Milano e la Repubblica delle Tre Leghe (cui al tempo apparteneva la Valtellina), i “Tre Signori” che si contendevano questa plaga orobica, individuarono nella cima dell’alto e già noto monte il comune vertice confinario e, per Milano e Venezia in particolare, uno dei capisaldi del certo e condiviso limite di stato. Il nuovo “titolo” attribuito al poderoso cippo naturale prese lentamente piede e finì con il prevalere sull’antico “Pizzo Cengio”, il toponimo che sin lì lo aveva identificato e che le fonti attestano già dal Trecento. La croce incisa in vetta testimonia ancora quei lontani accordi e conferma il ruolo di cardine confinario, oggi tra le province di Bergamo, Lecco e Sondrio, attribuito da secoli a questo nodo orografico. Il cambio del nome anticipò il mutamento degli interessi antropici verso la montagna. Per secoli cacciatori, pastori, minatori e falciatori di fieno selvatico (“segabolèr”) ne frequentarono le falde muovendosi su tracciati immediati e razionali che sfruttavano crinali, passi e, soprattutto sul lato meridionale, le ampie “cenge” originate dalla peculiare struttura geologica. Con l’avvento dell’alpinismo, da fine ottocento, le attenzioni si spostarono in alto, verso la
rupe di vetta e i suoi grandiosi panorami. Quella che per secoli fu la parte più negletta della montagna, perché sterile e difficilmente accessibile, divenne la più frequentata e nota, tanto da meritare l’erezione di una grandiosa croce metallica, la stessa che dal 1935 accompagna la piccola croce confinaria.

 

I NOSTRI CONSIGLI

Raggiungere il Pizzo richiede una buona dose di fatica, ripagata senza dubbio dai paesaggi che si gustano durante la salita e dal panorama che si ammira dalla cima.

Il Pizzo si può ammirare anche dalla splendida Valle d’Inferno, che sorge alle sue pendici, senza faticare troppo, facendo una bella passeggiata dal paese di Ornica.

Per gli amanti dei trekking consigliamo l’itinerario le Valli e le alpi di Ornica, un itinerario molto esteso, che regala la vista di paesaggi fantastici e di una natura incontaminata e bellissima.

 

Tratto da: “Le guide di Altobrembo, volume V – Strade storiche, valichi e confini”, a cura di Stefano D’Adda e Marco Dusatti

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