L’antica chiesa della Valle Averara – Santuario Addolorata

A dominio della Valle Averara

Quella di Santa Brigida fu la prima parrocchia dell’antica Valle Averara. La sua costituzione avvenne intorno al XIV secolo per distacco dalla Pieve di Primaluna, in Valsassina, dalla quale prese corpo anche l’altra antica parrocchia altobrembana, quella di Santa Maria Assunta di Valtorta. La giurisdizione dell’antica matrice di Primaluna, appartenente alla chiesa ambrosiana, si estendeva dunque sui territori più occidentali dell’Alto Brembo, quelli geograficamente a lei più prossimi. Le altre comunità religiose, di rito romano, dipendevano invece dalla pieve di Dossena, che nel 1498 cedette la guida dell’Oltre Goggia a S. Martino di Piazza Brembana, elevata per decreto al rango di chiesa plebana.

Dalla nuova parrocchiale di Santa Brigida gemmarono dapprima le parrocchie di Cusio e Ornica, nel 1456, poi quella Mezzoldo, nel 1472, Averara, che pare avesse già una certa autonomia, nel 1566, e infine quella di Cassiglio, con decreto del Cardinal Federico Borromeo nel 1611. Le parrocchie di Olmo al Brembo, Piazzolo e Piazzatorre si staccarono invece da S. Martino in Piazza Brembana tra il 1446 e il 1532.

Le chiese tributarie manifestavano la loro sottomissione alle rispettive matrici con donazioni, obblighi e limitazioni, tra cui il recarsi una volta l’anno dal plebano a ricevere il sacro crisma e riservare a quest’ultimo la celebrazione dei battesimi. La genesi delle parrocchie sancì la conclusione di un lungo processo di emancipazione avviatosi con l’erezione delle primitive cappelle, d’origine spesso molto antica. Il primo nucleo della Chiesa di Santa Brigida potrebbe infatti risalire a prima del Mille mentre quello della plebana di S. Martino, citata già nel 1238, all’VIII-IX secolo.

Molti di questi edifici sorsero in posizione isolata e dominante, volutamente simbolica. Quella di Ornica era infatti fuori dal borgo, ben visibile e staccata dalle case, così come quella di Mezzoldo, situata sul preminente dosso del Ciarek, laddove forse v’era un sito cultuale precristiano. Indubbiamente simbolica e dominante è anche la posizione di San Giacomo di Piazzatorre, sopra un dosso affacciato sulla Valle di Mezzoldo, così come quella dell’antica parrocchiale di Santa Brigida e di San Martino di Piazza Brembana, che marcano anche in questo modo il loro storico ruolo di riferimento locale.

 

Una chiesa ricca di tesori artistici

La chiesa vecchia di Santa Brigida era il riferimento territoriale per tutte le altre dell’alta valle: qui la famiglia Baschenis registrava perlopiù i suoi atti anagrafici.

La cappella originaria risale al X secolo e fu forse edificata sui resti di un precedente edificio sacro pagano di probabile origine celtica. L’edificio attuale è la risultante di una serie di trasformazioni che si sono succedute nell’arco di circa un millennio, caratterizzate da vari ampliamenti e abbellimenti in relazione al suo ruolo di “chiesa matrice” della Valle Averara.

Si può ben comprendere come una chiesa quattrocentesca più antica, di inizio secolo, avesse la facciata nello stesso punto dell’attuale, fosse ugualmente larga ma decisamente più corta. Questo primo edificio aveva ingressi più piccoli e in posizioni diverse rispetto all’unico attuale sul lato meridionale, ma era già stata ornata con una ricca decorazione affrescata della quale sopravvivono molte zone. In particolare è di questa prima campagna la maggior parte delle pitture della loggia aperta, dove domina Pietro Asenelli, la cui firma molto visibile “petrus de asenelis pintor fecit hoc“. Che Pietro avesse quasi ‘esclusiva risulta dal fatto che lo riconosciamo non solo nella maggioranza delle pitture sui pilastri, nel San Giorgio e nei santi immediatamente adiacenti, ma anche nel grande polittico dipinto che giganteggia sulla parete con San Paolo, Santa Margherita, Santa Caterina d’Alessandria, San Giovanni Battista.

Gli interventi di ampliamento architettonico che si sono susseguiti hanno purtroppo danneggiato alcuni pregevoli affreschi rendendo difficile in alcuni casi anche capire chi sia l’autore delle varie opere, le più antiche da datare intorno al 1470. Si trovano poi altri affreschi, attribuibili a Battista Baschenis (1483), e in particolare Cristoforo II (1490-1495), precedentemente attribuite ad Angelo (dipinti della cappella di San Nicola da Tolentino, Cristo in maestà, Dottori della Chiesa).

L’edificio è a una sola navata, divisa in cinque campate a sesto acuto, sorrette da pilastri in pietra; la copertura è a capanna, sostenuta da travi in legno decorato e da un assito a vista; due balaustre in marmo policromo separano la navata dal presbiterio, la cui volta è decorata da stucchi barocchi. Il campanile, a cuspide piramidale, ha la parte inferiore parzialmente inglobata nella chiesa e presenta una piccola cella campanaria a quattro aperture.

A seguito della costruzione della nuova parrocchiale, la chiesa ha assunto il nuovo titolo di Santuario della Madonna Addolorata.

 

I NOSTRI CONSIGLI

La chiesa è visitabile in occasione di eventi o visite guidate appositamente organizzate, oppure nelle settimane centrali di agosto la si può trovare aperta. Le opere artistiche racchiuse in questa chiesa sono preziose e numerose, per poterle apprezzare al meglio sicuramente da non perdere una visita con gli animatori de Le Terre dei Baschenis.

Una bella passeggiata che conduce proprio a questa antica chiesa: Una Santa, due Chiese, mille anni di storia

 

 

Tratto da:

“Le guide di Altobrembo, volume I – Borghi, chiese ed edifici storici”, a cura di Stefano D’Adda e Marco Dusatti

“I pittori Baschenis. Itinerari Bergamaschi”, a cura di Giovanni Valagussa

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